Investire nel green: incontriamo Irene Falck, Consigliere della Fondazione Falck per Forestami

Lug 12, 2021 | Cambiamenti climatici & Sostenibilità

La transizione ecologica è possibile. Lo dimostra la storia di una realtà milanese come Falck, che negli anni ’90 produceva acciaio, e oggi produce energia pulita attraverso l’eolico e il solare. Ma oltre a fare business un’azienda ha anche il dovere morale di dare un contributo alla comunità, come spiega Irene Falck, consigliere della Fondazione Falck. E infatti la Fondazione ha sostenuto un’importante ricerca del Politecnico di Milano da cui è nato ForestaMi, progetto che prevede la messa a dimora di tre milioni di alberi entro il 2030, per pulire l’aria, migliorare la vita della grande Milano e contrastare gli effetti del cambiamento climatico. 

Laureata in filosofia teoretica, esperienze di lavoro negli Stati Uniti e in Cina prima di tornare in Italia, Irene Falck sarà uno degli attesissimi speaker della tavola rotonda del VAIA live del 15 luglio Terra chiama Milano: alberi e comunità per il futuro. In questo post affrontiamo con lei alcuni dei temi che saranno discussi nel corso della tavola rotonda.

UNA CITTÀ, UN’AZIENDA…E LA RIFORESTAZIONE URBANA

Irene, ci puoi raccontare brevemente cos’è Falck Renewables?

Si tratta di un operatore internazionale attivo nell’ambito delle energie rinnovabili, che opera nell’intera catena del valore del settore. Inizialmente con degli asset di proprietà, poi specializzandosi in numerosi servizi, sempre nell’ambito della produzione e gestione di energia pulita.

Falck è un gruppo che si è sempre interessato alle rinnovabili. 

Esatto. Già nel 1917, quando si occupava di siderurgia, il gruppo Falck aveva centrali idroelettriche e produceva energia per l’autoconsumo, ad esempio per alimentare gli stabilimenti industriali, le acciaierie. Nel 1996 abbiamo compiuto una grande trasformazione, è stata dismessa la siderurgia, e abbiamo deciso di puntare sulle 17 centrali idroelettriche del gruppo, e su tutto l’expertise e le grandi competenze che avevamo, consentimi il termine, già in casa. 

Ma volevamo crescere, e ciò ha significato investire sempre di più nelle energie rinnovabili. Siamo passati dall’idroelettrico al termoelettrico e, successivamente, all’eolico e al solare. In Italia ovviamente, dove abbiamo numerosi impianti sia eolici che solari, nel Regno Unito, in particolare in Scozia, in Spagna, in Francia, Norvegia, Svezia e Stati Uniti. D’altra parte la visione del Gruppo è quella di arrivare a un mondo decarbonizzato; ma oltre a dare il nostro contributo in qualità di produttori di energia pulita, accompagniamo i nostri stakeholder verso un consumo energetico più responsabile, basato soprattutto su energia rinnovabile.

Irene, lavorando in un gruppo del genere hai la possibilità di confrontarti tutti i giorni con i mercati internazionali. Secondo te il mondo corporate ha capito che tipo di sfida abbiamo di fronte, o spesso è solo greenwashing?

Il greenwashing è senz’altro molto presente. Noi di Falck Renewables facciamo però di tutto per promuovere comportamenti consapevoli e sostenibili, in Italia e nel mondo, e devo dire che anche da parte di un crescente numero di aziende c’è questa attenzione. Che non è legata solo a logiche di business, ma è pure una questione di mentalità, di mindset.

È molto interessante che la Fondazione Falck sostenga la riforestazione urbana. Perché lo fa?

Sai, la Fondazione esiste dal 2002 e  ha sempre accompagnato il Gruppo, sin dai primi anni, con un ruolo molto legato alla comunità. In passato, quando facevamo acciaio, sostenevamo la città di Milano e hinterland, realizzando infrastrutture, e offrendo servizi utili come scuole e corsi professionali. Negli anni ci siamo focalizzati sempre di più sull’ambiente, e dal 2018 sosteniamo il progetto di riforestazione urbana della Città metropolitana di Milano.

Qual è la visione della Fondazione?

Vogliamo portare dei benefici concreti alla comunità. Contribuire a creare un mondo migliore, e questo soprattutto nei luoghi del quotidiano, dove operiamo tutti i giorni e siamo in grado davvero di intercettare le esigenze delle persone: problemi concreti da risolvere, necessità. Per esempio qui a Milano c’è il problema dell’inquinamento: ci sono pochi spazi verdi, e troppi pochi alberi. Questa è una sfida reale, che abbiamo intercettato, e su cui abbiamo deciso di intervenire sostenendo una ricerca molto approfondita del Politecnico di Milano, che ha individuato in tutta l’area metropolitana di Milano delle possibili aree verdi dove intervenire attraverso la piantumazione degli alberi. 

Un’altra necessità che abbiamo captato è il rischio di un aumento della disoccupazione a causa della crisi economica dovuta alla pandemia. Ecco perché insieme alla Caritas stiamo portando avanti un progetto di sportello del lavoro (Diamo lavoro), attraverso il quale mettiamo in contatto le aziende che stanno cercando collaboratori con le persone che hanno bisogno di trovare un impiego.

Non a caso il VAIA live del 15 luglio parla proprio di alberi e comunità per il futuro. Perché il futuro non deve essere solo verde, ma anche inclusivo, e per tutti.

Certo. L’inclusione sociale per noi è fondamentale. Infatti dopo aver concluso la prima parte di quel progetto con il Politecnico di Milano a cui accennavo prima, relativo all’identificazione delle aree verdi, siamo partiti nel 2020 con la seconda parte del progetto, che riguarda i tanti benefici che la piantumazione degli alberi offre alle persone, inclusi quelli psicofisici.

UNA MILANO PIÙ VERDE E INCLUSIVA

Qual è il vostro rapporto con Milano?

È un rapporto storico direi: le prime acciaierie della mia famiglia in realtà si trovavano nel lecchese e comasco, però nei primi del ‘900 è stato tutto spostato a Sesto San Giovanni. La mia famiglia è molto legata a Sesto San Giovanni e alla città di Milano, dove ha sempre vissuto. E infatti il cuore del Gruppo è qui, in questa città. Uno degli obiettivi della Fondazione è una Milano più verde.

Senz’altro il nostro è un progetto ambizioso, e in cui crediamo molto. Speriamo che la città di Milano diventi sempre più verde. Nel caso della piantumazione, si tratta di una piantumazione di alberi di piccola taglia, e quindi nell’immediato l’effetto non sarà così visibile, però senz’altro nel medio periodo questo contribuirà a rendere Milano molto più verde. Oggi scontiamo un po’ le scelte del passato, molto poco attente alla qualità dell’aria o alla presenza di parchi, giardini, alberi. Tuttavia le cose stanno cambiando, e nei prossimi anni inizieremo a vedere i primi benefici. La sfida della crisi climatica richiede di affrontare il futuro con impegno e con pazienza.

Tu sei una milanese doc. Come vorresti fosse la tua città tra trent’anni?

Sicuramente più verde, e maggiormente orientata alla mobilità attiva. Una città, dunque, a misura di persona, di bicicletta, e di tutti i mezzi di trasporto non inquinanti. Sia chiaro, non si tratta soltanto di un’utopia: la città lo permette, un po’ per la sua conformazione ma anche per la sua dimensione. La vorrei anche con più servizi, soprattutto di aiuto alle famiglie, che purtroppo non sono mai in primo piano. Ecco, io immagino la Milano del 2051 così: mobilità attiva, verde e supporto alle famiglie.

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