Rivivere la tempesta nella VAIA VR

Nov 15, 2021 | Cambiamenti climatici & Sostenibilità

Come raccontare una catastrofe naturale a chi non l’ha vissuta?

Esattamente un anno fa, abbiamo cercato di riportarvi nel mezzo di quei drammatici giorni di fine ottobre 2018, raccontandovi in prima persona gli effetti della tempesta Vaia sulle Alpi nord-orientali.

In occasione del Fuorisalone 2021, invece, ci siamo affidati alla tecnologia per permettere a ciascuno di immergersi nell’evento climatico più devastante degli ultimi anni in Italia. Attraverso l’esperienza in realtà virtuale, abbiamo spostato i confini dell’inenarrabile: ciò che poteva essere solo visto nei servizi al TG, ascoltato da testimoni o letto sulle pagine dei giornali, prende nuova vita nei pixel degli Oculus Quest.

Natura e tecnologia sono due componenti fondamentali dell’esperienza umana. In VAIA, ci siamo serviti di visori 3D per avvicinare alla foresta in maniera nuova, abbattendo i confini geografici e consentendo a chi si trova in città di rivivere le emozioni di chi si è ritrovato faccia a faccia con il disastro ambientale. 
L’esperienza virtuale realizzata da Marco Lamanna per Minimolla Design racconta la tempesta e il brand VAIA attraverso sei quadri. In questo breve articolo entreremo in ciascuna sequenza, un viaggio che dai boschi delle Dolomiti ci ha portato a ideare il nostro secondo prodotto, VAIA Focus.

La società delle piante

Il primo quadro è un’apertura sul silenzioso mondo vegetale. Siamo nel cuore pulsante delle Dolomiti: tutt’intorno stanno gli alberi, esseri apparentemente solitari che tuttavia comunicano tra loro. 

Come documentato estensivamente da Stefano Mancuso e Suzanne Simard, alberi anche di specie diverse sono in grado di istituire ampie reti di “mutuo appoggio”, scambiando migliaia di informazioni tra loro attraverso i rispettivi apparati radicali, uniti in un’unica rete fungina. Sottoterra non viaggiano solamente segnali sotto forma di impulsi elettrici e ormoni, ma anche sostanze preziose come il carbonio, l’azoto, il fosforo, l’acqua. Vi sono anche “alberi madre” che aiutano le piante più giovani e deboli a nutrirsi – una vera e propria collaborazione che fa del bosco un’unica, grande comunità.

L’avanzata di Vaia

D’un tratto, cala il buio più profondo. Sono stati numerosi i blackout che hanno lasciato gli abitanti per ore – a volte per giorni – senza corrente elettrica. 

Con il buio, tutto è più spaventoso. Regna l’incertezza, è difficile capire cosa sta succedendo realmente intorno a noi. In questo secondo quadro sentiamo solo i suoni della tempesta – gli inquietanti rumori dei tronchi che si spezzano, i tonfi fragorosi degli alberi che cadono. Il tutto sovrastato dal fischio penetrante del vento, che non accenna a diminuire e che continua a spazzare tutto ciò che trova sulla propria strada.

Il giorno dopo

Con la luce del mattino, compare gradualmente il paesaggio distrutto. Le linee delle montagne, fino ad allora continue e colorate di un morbido verde, appaiono spezzate, popolate dalle chiome sparute degli alberi sopravvissuti.

Una distesa di alberi sradicati: ecco la foresta oggi. Un ecosistema vivo, spazzato via in una sola notte. I primi a toccare la realtà con mano sono i soccorritori – squadre di volontari, pompieri, forze dell’ordine e della protezione civile chiamate a mettere in sicurezza i territori più colpiti.

Sono anche i primi momenti in cui si inizia a pensare al dopo: cosa possiamo fare? Emerge chiara la necessità di affrontare la catastrofe con spirito positivo, e soprattutto di farlo insieme.

Per un’idea di rinascita

Ci troviamo ora in un pezzetto di bosco lasciato intatto dalla tempesta; il sole splende, e i suoi riflessi filtrano tra i rami. Una piacevole musica comincia a diffondersi da un punto indistinto nello spazio circostante. È come se fosse la voce degli alberi stessi a risuonare. Siamo invitati a seguire quel suono, a trovarne l’origine.

Avanzando nel bosco alla ricerca della fonte, ci ritroviamo di fronte al VAIA Cube. Quell’oggetto nato per dare una seconda vita alla foresta, si presenta in tutta la sua essenzialità: lo possiamo prendere in mano, ed osservarne la fattura da vicino.

Dopo poco, si materializza uno smartphone. Una voce ci invita a inserirlo nel Cube, e a scegliere una playlist per sentirlo in azione.

Ciò che abbiamo in comune

Il quadro successivo si apre con decine di palline gialle che fluttuano attorno a noi. Girando lo sguardo, si materializza un triangolo, anch’esso giallo, dall’aria particolarmente solida. 

Finalmente si gioca! Afferriamo una di quelle sfere luminose e prendiamo bene la mira per colpire il bersaglio. Il lancio richiede una certa energia. Dopo diversi tentativi (non tutti sono abituati a lanciare cose nella virtual reality), centriamo il triangolo di fronte a noi, che rimbalza a terra prima di far comparire la frase “VAIA è ispirare il cambiamento attraverso azioni concrete”. Raccogliamo un’altra pallina. Ora che ci abbiamo preso la mano, prendere il secondo triangolo è un gioco da ragazzi. “VAIA è l’entusiasmo di chi vuole mettersi in gioco”, recita la seconda frase. E ancora: “VAIA è saper guardare il lato positivo”. Sono i valori che guidano la startup, e che ci accomunano come Vaier.

Dal suono alla visione

L’ultimo quadro è dedicato al nostro prossimo oggetto. Abbiamo amplificato il suono, e ora vogliamo amplificare la visione, per mettere a fuoco ciò che conta davvero. 

A fluttuare davanti a noi ora è VAIA Focus, un’elegante tavoletta in legno sormontata da una lente rettangolare. Adesso è compito nostro far funzionare il VAIA Focus. Afferriamo lo smartphone e lo posizioniamo dietro la lente Fresnel, appoggiato al supporto in abete. 

Lo schermo inizia ad animarsi, e dopo qualche secondo, ci troviamo immersi dentro l’azione. Intorno, skaters completano backslide 180 Ollie e Treflip nel Parco Biblioteca degli Alberi, ombre cinesi vengono proiettate a lume di candela: ci troviamo all’interno de Il lato positivo, il video realizzato da Amartia Film, dedicato a tutti quelli che si impegnano quotidianamente per trovare una scintilla di luce dove gli altri non la vedono.

È successo tutto così in fretta. Fuori sono passati appena cinque minuti, ma dietro a quel visore il viaggio è stato così intenso da farci perdere la percezione del tempo. Vedere quella foresta decimata intorno, dopo averne ammirato la bellezza appena qualche istante prima, non è stato facile. Ciononostante, abbiamo potuto toccare con mano che fare la differenza è possibile. 

Curioso di provare la VAIA VR? Rimani aggiornato sui nostri prossimi eventi e vieni a trovarci, troverai un paio di Oculus Quest 2 e la possibilità di tuffarti indietro nel tempo, a quel 28 ottobre 2018.

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