Corpo Forestale e ASUC, insieme per il bosco bene comune

Ago 11, 2020 | Sostenibilità

Nell’ultimo articolo, ci siamo lasciati con il progressivo abbandono delle Carte di regola come mezzo per la salvaguardia dei beni comuni boschivi nelle Alpi trentine.

A testimonianza del vuoto che quelle antiche istituzioni hanno lasciato, i periodi successivi alla loro abolizione hanno visto un impoverimento dei boschi provinciali senza precedenti. Benché fosse dovuto perlopiù a legittime esigenze sociali, tale fenomeno ha destrutturato le principali caratteristiche di un corretto equilibrio ecosistemico, andando a ridurre le masse legnose, lo strato umifero, la componente faunistica, e la varietà botanica.

La medesima situazione, per ovvie ragioni, si è presentata anche a seguito delle due guerre mondiali. Per quanto eccezionali le distruzioni belliche, un equilibrio capace di mantenersi nel corso dei secoli è venuto a mancare, dopo la scomparsa di quelle semplici ma efficaci regole.

Un nuovo assetto istituzionale ha tuttavia contribuito a risanare la gestione dei patrimoni boschivi del Trentino. Sono due le realtà che hanno acquisito rilevanza dal secondo dopoguerra in poi: le Amministrazioni Separate di Uso Civico (ASUC) e il Corpo Forestale Provinciale.

L’ avvento delle Amministrazioni Separate di Uso Civico

Secondo Mauro Nequirito, studioso delle comunità rurali trentine, le amministrazioni degli usi civici introdotte nel 1952 possono essere considerate i veri e propri eredi degli antichi diritti esercitati attraverso le Carte.

Il tema trova particolare spazio nel territorio provinciale: va segnalato ad esempio il Centro studi sui demani civici dell’Università di Trento, che per la prossima Riunione scientifica annuale ha in programma un interessantissimo affondo sull’impatto dei cambiamenti climatici in ambito rurale

Ciascuna amministrazione ha le proprie specificità; qui osserveremo più da vicino il funzionamento dell’ASUC di Pergine Valsugana,  con la quale Vaia collabora attivamente per la ripiantumazione delle aree colpite dalla tempesta del 2018.

L’importanza locale delle ASUC: il caso di Pergine

L’ASUC di Pergine ha in gestione una superficie boschiva di oltre 380 ettari, occupandosi prevalentemente del taglio e dell’utilizzo del legname, oltre che di piccole migliorie manutentive. Il taglio segue un piano decennale approvato dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento (che opera territorialmente attraverso il Corpo forestale provinciale), e prevede la vendita del legname con un accantonamento del 10% o più dei ricavi, per completare interventi strutturali in accordo con la Forestale stessa.

A seguito della tempesta, che ha abbattuto un numero consistente di alberi, non si possono eseguire tagli consistenti del soprassuolo forestale, dovendosi limitare in molti casi alle necessarie cure colturali e al prelievo dell’uso civico.

Ciò, unito a un drastico calo nel prezzo del legname, sta mettendo alla prova la capacità di ASUC di generare ricavi in questo particolare frangente. L’attività di taglio ed esbosco viene appaltata a ditte del luogo, contribuendo allo sviluppo dell’economia locale.

legname

Una funzione che richiama maggiormente le antiche usanze è l’assegnazione del diritto di legnatico. Ogni 3 anni, ciascuna famiglia residente nel comune catastale di Pergine ha diritto a richiedere l’assegnazione di una quota disponibile di legname, combustibile o da costruzione.

L’ASUC di Pergine riveste inoltre un’importante funzione di supporto alle realtà locali elargendo donazioni liberali, curando eventi culturali che hanno a tema la cura del territorio alpino e promuovendo progetti didattici nelle scuole.

Il Corpo Forestale Provinciale di Trento

Come accennato sopra, ASUC risponde nella sua operatività alle direttive del Corpo Forestale Provinciale. Istituito nel 1997, il Corpo assume un ruolo istituzionale, tecnico e di polizia, occupandosi della sicurezza e manutenzione del territorio, della tutela dei corsi d’acqua e della valorizzazione dei beni boschivi. In qualità di corpo tecnico con funzioni di polizia, applica le norme di anti-bracconaggio e tutela ambientale, provvedendo alla sanzione in caso di violazione. 

I funzionari del Corpo forestale spiccano per le proprie competenze tecniche, che offrono in sede di collaborazione con le amministrazioni pubbliche e con i proprietari boschivi privati, pianificando e supervisionando gli interventi previsti.

Il Corpo elabora assieme agli altri stakeholders piani decennali di gestione forestale, completando un censimento dei beni (infrastrutturali e naturali) e prevedendo una gestione comune e integrata, orientata a un miglioramento del territorio. L’azione di concerto non si limita a coinvolgere le amministrazioni locali, ma si estende alle associazioni e alla cittadinanza, per attingere il più possibile all’informazione diffusa distribuita su tutto il territorio. 

Il Corpo Forestale Provinciale è particolarmente attivo in questo periodo di rigenerazione a seguito della tempesta Vaia. In occasione della piantumazione di tre piccoli alberi per il solstizio d’estate 2020, ho fatto una chiacchierata con Giorgio Zattoni, Vice questore aggiunto forestale per il distretto di Pergine Valsugana, per conoscere il ruolo del Corpo nella gestione dei boschi trentini.

Privilegiare la gestione

Lo scarto più evidente rispetto a qualche decennio fa è la progressiva diminuzione nella dipendenza da legname e pascolo come fonte primaria di sussistenza. La conseguenza strategica di questo trend economico, spiega Zattoni, “ha portato a porre l’enfasi maggiore sulla gestione, affinché il bosco possa continuare ad essere risorsa per molteplici funzioni, non solo per lo sfruttamento del legnatico e del pascolo, ma anche per attività quali le attività ricreative e l’escursionismo, privilegiando il valore paesaggistico del territorio”.

montagna bosco

Questa transizione di carattere economico, cui si uniscono una maggior liquidità sociale e il venir meno della staffetta intergenerazionale, può incoraggiare manovre di corto respiro, disinteressate al mantenimento della sostenibilità territoriale sul lungo periodo.

Mano a mano che la dipendenza economica dal bosco interessa un minor numero di residenti, c’è il serio rischio che gli incentivi per una sorveglianza e gestione comune vengano meno. Ciò tuttavia non rende il danno ambientale meno nocivo per la collettività.

Un garante per l’interesse pubblico

“Il Corpo forestale prescinde dall’interesse utilitaristico del momento, per questo la sua funzione di pianificazione, sorveglianza e gestione è così essenziale per la salute dell’ecosistema bosco”, ricorda Zattoni. 

È su questo crinale che si gioca la partita forse più importante per la cura dei beni comuni boschivi.

Contrariamente alla dimensione spiccatamemente locale delle Carte di regola medievali, la funzione di interesse pubblico viene qui rivestita dall’autorità provinciale. Visto da un’altra prospettiva, si potrebbe dire che l’attributo locale ha semplicemente cambiato i propri connotati, passando dalla piccola comunità a una realtà più strutturata.

Eppure, incalza Zattoni, “è un atteggiamento localistico ad essere potenziale causa di danno, se incentiva strategie di breve termine come il taglio massivo e incontrollato, veicolando il rischio idrogeologico e di malattie, aumentando l’esposizione agli eventi meteorologici e mettendo a repentaglio la protezione di specie rare.” 

bene comune boschivo

Per scongiurare questa eventualità, la supervisione di organismi come il Corpo forestale provinciale è essenziale. Ma anche le associazioni locali come le ASUC hanno il proprio ruolo da compiere, dice il Vice questore, che richiama a un ripensamento delle stesse che vada “oltre l’interesse ‘spicciolo’ della gestione del legnatico per abbracciare una visione di più ampio respiro.”

Le associazioni locali possono includere la questione paesaggistica e la sostenibilità ambientale, avvicinandosi nuovamente alla comunità attraverso canali non immediatamente economici.

La co-creazione dell’habitat boschivo

Ho chiesto al Vice questore cosa succederebbe se dall’oggi al domani il Corpo forestale smettesse di svolgere le proprie funzioni.

È necessario che l’uomo mantenga una relazione attiva nei confronti del bosco?

“Il nostro bosco, coltivato da secoli, è stato co-creato da uomo e natura nel corso del tempo, e questo ci richiede che si continui a prendere cura della gestione boschiva”, chiarisce Zattoni.

“L’abbandono dei boschi creerebbe delle condizioni temporaneamente poco favorevoli ai fruitori della montagna, come il dilagare di infezioni patologiche, il rischio di ampie schiantate e di fenomeni erosivi incontrollati. L’equilibrio dinamico di un bosco antropizzato deve essere mantenuto, per continuare ad essere la risorsa di cui godiamo in così tanti modi.”

habitat boschivo

Insomma, non si raccomandano ricette semplicistiche e dicotomiche, come il pieno sfruttamento del boscato o l’abbandono. In contrasto con i piani di rimboschimento degli anni Cinquanta e Sessanta, il modus operandi sempre più al centro delle politiche del Corpo forestale è favorire un ripristino degli equilibri in sintonia con la rigenerazione spontanea, accompagnando i processi naturali di rinascita.

Un obiettivo che richiede un approccio intelligente, aperto all’ascolto, e flessibile.

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