Perché non basta più riciclare

Apr 30, 2020 | Sostenibilità

Come anticipato nell’articolo riguardo agli stili di vita vicini alla sostenibilità ambientale, ridurre la produzione dei rifiuti rientra a tutti gli effetti all’interno di un lifestyle più ecologico.

Nel 1975, con la Direttiva 75/442 all’articolo 3, la CEE imponeva ai paesi membri di promuovere la riduzione dei rifiuti, il recupero e il riuso dei materiali e all’art. 7 la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del trattamento.

Certamente da allora si sono compiuti numerosi progressi nell’erogazione dei servizi di gestione dei rifiuti – pensando al servizio porta a porta o di raccolta settimanale garantito su tutto il territorio nazionale – e implementazione di nuove tecnologie volte a ottimizzare al massimo i materiali riciclati.

Eppure, riciclare non è più sufficiente: serve una nuova strategia, ancora migliore verso una prospettiva sempre più sostenibile, dove gli scarti sono ridotti al minimo perchè non sono contemplati dal paradigma, prendendo come esempio quello che succede in natura.

Qualche dato sui materiali riciclabili

I materiali riciclabili sono quelli che, per intrinseche caratteristiche di riciclabilità, possono tornare ad essere materie prime; questi si distinguono dai materiali non riciclabili che sono destinati alla sezione indifferenziata.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) mette a disposizione una banca dati sulla produzione e la raccolta differenziata dei rifiuti urbani (informazioni acquisite, elaborate e pubblicate dall’Istituto grazie al contributo delle sezioni regionali del Catasto e dei soggetti pubblici detentori dell’informazione, nonché attraverso il MUD, Modello Unico di Dichiarazione ambientale).

I rifiuti che vengono raccolti in Italia e in Europa sono:

ITALIA

Vetro (o multimateriale con prevalenza vetro)

Metalli (alluminio e acciaio)

Indifferenziato (o secco)

EUROPA

-Rifiuti organici (parte umida)

-Carta e cartone (o multimateriale con prevalenza carta)

Alcuni di questi materiali sono riciclabili all’infinito, senza che avvenga un sostanziale declino nella qualità del prodotto: vetro e alluminio, infatti, possono essere fusi e rigenerati senza soluzione di continuità.

Il trattamento dei rifiuti organici invece produce diversi benefici: innanzitutto lavorare questo tipo di rifiuto produce compost, di cui altrimenti verrebbe privato il suolo; come prodotto secondario viene generato il metano, gas utile e prezioso per la produzione di energia e come carburante ecologico.
Di contro, se gettato in discarica, la biomassa produrrebbe risacche di questo gas che porterebbero a rischi all’interno dell’infrastruttura. Inoltre andrebbe gestito anche il problema del percolato, liquame che va a formarsi nelle discariche e che costituisce un pericolo per il suolo e le falde se non monitorato appropriatamente.

Anche il riciclo della carta è molto vantaggioso: una tonnellata di carta riciclata permette di risparmiare circa 15 alberi, 440.000 litri d’acqua e 7.600 kWh rispetto alla produzione della stessa quantità di carta vergine.

Tra tutte i materiali riciclabili e riciclati la plastica rappresenta un’eccezione alla funzionalità del sistema, e forse rappresenta appieno quanto in realtà ci sia da migliorare in questo stesso sistema.

La plastica, infatti, fin dalla sua invenzione degli anni 60, nonostante abbia permesso un enorme progresso tecnologico in tutti i settori, e un livello di benessere mai raggiunto nella storia dell’umanità, di fatto, è diventata un problema poiché utilizzato impropriamente come materiale monouso, nonostante sia in realtà un materiale potenzialmente eterno.

Il riciclo della plastica

Nel 2015 globalmente venivano prodotte globalmente circa 350 milioni di tonnellate di plastica. 

Pur essendo un dato incrementale, nello stesso anno solo meno del 20% della massa citata veniva riciclata.
Il resto della plastica viene smaltita in modi alternativi: in paesi dove sono presenti, il viene solitamente stoccata in discariche o trattata per diventare combustibile per impianti termodinamici, oppure ancora “smaltita” attraverso gli inceneritori.
Purtroppo nei territori dove queste tecnologie non sono presenti, specialmente nei paesi cosiddetti in via di sviluppo i rifiuti finiscono per essere gestiti in modo disattento e approssimativo, terminando il loro ciclo di utilizzo spesso nell’ambiente e in corpi idrici.

Anche questa abitudine ha portato alla formazione della un’enorme isola di rifiuti nell’oceano Pacifico, scoperta alla fine degli anni 80 del novecento, denominata Grande chiazza di immondizia nel pacifico (Great Pacific Garbage Patch) raccoltasi per via delle correnti pacifiche fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord; nel corso degli anni ha raggiunto una superficie tale da superare quella degli Stati Uniti.

Tipi di plastica

Le materie plastiche più diffuse sul mercato dei prodotti di consumo sono:

Polietilene (PE): sacchetti, flaconi per detergenti, giocattoli, pellicole e altri imballi;

Polipropilene (PP), con usi diversissimi: oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e detergenti, moquette, mobili da giardino;

Cloruro di polivinile (PVC): vaschette per le uova, film, tubi; è anche nelle porte, nelle finestre, nelle piastrelle

Polietilene tereftalato (PET): bottiglie per bevande, fibre sintetiche, nastri per cassette;

Polistirene, anche detto polistirolo (PS): vaschette per alimenti, posate, piatti, bicchieri;

Sulla confezione o sul prodotto plastico, troviamo sempre un numero, e il logo triangolare del riciclo nel caso sia un materiale riciclabile. Questi codici servono per facilitare la lettura del materiale da parte sia del consumatore che degli addetti agli impianti di smaltimento.

L’Italia è abbastanza virtuosa in termini di raccolta differenziata, ma si può migliorare.

inceneritore

(© Hans Blossey/imageBROKER)

Parrebbe che raccogliamo bene insomma, ma secondo Corepla, tuttavia, solo il  40% della plastica gettata finisce effettivamente negli impianti di smaltimento come imballaggi leggeri, e di questi solo poco meno di due terzi riescono ad avere una nuova vita (dati riferiti al 2017).

La plastica fa comunque capolino ad un problema più diffusamente legato alla produzione di rifiuti.
Anche riciclare infatti corrisponde ad un dispendio di risorse e di energia, oltre che un costo infrastrutturale ingente. Per quanto la raccolta differenziata rappresenti una soluzione efficace, non è di fatto una soluzione ultima alla portata della situazione attuale.

Si pensi solo al carburante utilizzato per i mezzi di raccolta, all’acqua usata (o per meglio dire sfruttata) dei processi di rifusione di vetro e metalli, e del macero della carta.

Ogni anno vengono prodotti circa 2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi e di questi circa un terzo vengono rigenerato negli impianti di riciclaggio. 

Si stima che, seguendo la tendenza attuale, nel 2050 si arriverà a toccare i 3 miliardi di tonnellate e mezzo.

In ottica di tutela ambientale, che guarda a piani per ridurre i rifiuti così come riduzione del surriscaldamento globale, si assiste alla necessità di sviluppare e attuare concretamente un cambio di paradigma di gestione delle materie prime, non solo a livello politico ma individuale.

L’importanza di una prospettiva circolare nel design

Questo cambio di prospettiva parte dal presupposto che le risorse del pianeta non sono infinite e che quindi ogni materiale è prezioso e può essere utile, passando dalla responsabilità del cittadino.

Ogni individuo ha un ruolo attivo nelle sue scelte quotidiane: sicuramente produrre meno rifiuti scegliendo meno prodotti e beni d’uso sprovvisti di imballaggi monouso è prioritario. Ma la direzione da prendere non si ferma agli imballaggi.
Scegliere prodotti dalla filiera pulita, sostenibili a livello sociale e ambientale, e fatti con materiali naturali è l’obiettivo finale.

Ciascun prodotto che scegliamo deve essere capace di durare nel tempo e svolgere la sua funzione in maniera efficiente, senza lasciare tracce nell’ambiente una volta che perde la sua funzione.
Arrivare a riconoscere l’importanza di design essenziali e duraturi e di prodotti che raccontino una storia è parte integrante di questo cambiamento.

Con le parole di Dieter Rams, designer Tedesco, “Good design is long-lasting. Good design is consistent in every detail. Good design is environmentally friendly. And last but not least, good design is as little design as possible”.

Un prodotto attuale all’epoca che stiamo vivendo è essenziale, nasce dalla Natura e prende ispirazione da essa, racconta una storia e sa fare ritorno da dove è nato silenziosamente una volta che smette di essere funzionale. 

Più che di una raccolta differenziata più efficace, quindi, abbiamo bisogno di acquistare meno e meglio, ritrovando la funzione delle cose mentre vengono restituiti valore e dignità alle materie prime e ai luoghi dai quali provengono.

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