TransVaia: alla scoperta del Lagorai

Set 11, 2020 | Sostenibilità

Dal 17 al 19 luglio il team VAIA si è avventurato nella selvaggia catena montuosa del Lagorai, che separa la Valsugana dalla Val di Fiemme, dove abbiamo messo a dimora 500 alberi poco meno di tre mesi fa. 

È stato un modo per ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Attraversare le zone colpite dalla tempesta è stato particolarmente significativo in un momento come questo, reduci dal picco dell’emergenza sanitaria e spettatori di una crisi economica che ci chiama a rialzarci e reinventarci. 

Quello che segue è il diario di una tre giorni che abbiamo chiamato “TransVAIA”, la quale rappresenta la nostra volontà di ripartenza, un’opportunità di riscatto per il territorio, e il desiderio di riscoprire il nostro bel Paese.

transvaia lagorai

Sulle traccie di Vaia: preludio

Tra le regole forse più note degli escursionisti di lungo corso c’è la partenza all’alba. Trasgrediamo fin da subito alle buone abitudini dandoci appuntamento alle 8:30 e avviandoci con calma, dopo un buon caffè. Partenza da Pergine Valsugana, una piccola cittadina nei pressi di Trento, in direzione sud-est, percorrendo l’omonima valle che il conosciuto canto popolare ha popolarizzato in tutta la Penisola.

Superiamo il Rifugio Crucolo, noto sin dal 1782 agli avventori per i suoi salumi e formaggi, ma soprattutto per il Parampampoli, una bevanda alcolica speziata a base di grappa e caffè che riscalda le albe e i tramonti dei viandanti. La carovana continua a inerpicarsi per la stretta strada asfaltata, in direzione del parcheggio a quota 1467 metri. Benché l’ora non sia delle più mattutine (l’orologio segna le 10:30), è un venerdì poco affollato e troviamo posto senza problemi.

Sulle traccie di Vaia: giorno #1

Ci incamminiamo seguendo il sentiero 317, direzione Laghi di Rocco o delle Buse Basse a metri 2124. Fin dall’inizio sono evidenti i segni della tempesta Vaia di ottobre 2018, con svariati tronchi abbattuti fin sul sentiero, che ci obbligano ad alternare lo slalom alla camminata ad ostacoli. 

sulle tracce di vaia

Il sentiero è per la prima ora una piacevole escursione in mezzo al bosco, al riparo dal sole e con una salita sostenuta, ma il gruppo rimane compatto. Alla fine del bosco, il sentiero diventa per qualche minuto pianeggiante, in mezzo ai verdi prati, lasciandoci ammirare il Lagorai di Fiemme in tutta la sua estensione.

Dopo una piccola sosta, siamo pronti per ripartire alla volta dei laghetti, dove l’agognata pausa pranzo è prevista. Il bosco lascia spazio a paesaggi più selvaggi, fatti da cime, valloni, e prati punteggiati da rocce più o meno aspre. Il cielo comincia a coprirsi, e appena il sentiero scollina alla Forcella Valsorda, un vento freddo ci sferza. Ma per fortuna, ormai ci siamo quasi, un’altra mezz’ora e la tappa intermedia è raggiunta. 

forcella valsorda

Il laghetto è deserto, tutto per noi, e gli zaini diventano scrigni da cui estrarre panini, barrette, cioccolato e uno spritz fatto in casa. È anche il momento per togliere le macchine fotografiche dalle custodie, scambiare qualche chiacchiera in tranquillità senza fiatone, far volare il salame appena tagliato, fare un bagno rinfrescante (perché no). Siamo stanchi ma soddisfatti, eravamo affamati ed ora satolli, e il telefono non prende: la pace è assicurata.

Il proseguo della tappa giornaliera punta in decisa discesa, superando il passo Cinque Croci in direzione malga Conseria (m. 1846), che ci ospiterà per le due notti successive. La terrazza naturale antistante la malga si apre su una vista mozzafiato del Gruppo di Rava, illuminato dalle rosee tinte serali. 

Che sollievo potersi liberare finalmente di zaino e scarponi! Sembra quasi di aver camminato il giorno intero in attesa di questo momento. Dopo una meritata birra in compagnia, attendiamo la cena, che puntuale viene servita alle 19. Affondiamo il cucchiaio in una calda zuppa di legumi, poi la forchetta nella polenta col formaggio fuso – anche il cibo racconta il territorio che ci ospita.

birra aperitivo

Sulle tracce di Vaia: giorni #2 e #3

Il giorno seguente è dedicato a ripercorrere le tracce della Storia. Il Lagorai è stato teatro della Grande Guerra, ed è disseminato di segni, più o meno visibili. Seguendo il Percorso della memoria L38, procediamo verso la vicina Cima Socede per esplorare le strutture rimaste, tra cui alcune trincee, i muri perimetrali di qualche rifugio, due postazioni per mitragliatrice e cannone. A lasciare una testimonianza ulteriore, alcuni resti arrugginiti di pentolame, chiodi e bossoli. Pensare che ragazzi più giovani di noi siano rimasti a difendere queste postazioni per anni, sopravvivendo a inverni ben più rigidi di quelli odierni, mette letteralmente i brividi. 

percorso della memoria l38

La giornata conclusiva chiude il nostro percorso ad anello toccando un luogo molto suggestivo della Val Campelle: il Rifugio Caldenave. Partiti dalla nostra ormai affezionata malga – dopo una robusta colazione a base di torte della casa, pane, burro e marmellata – scendiamo fino a ricongiungerci con una comoda strada forestale.

sentiero rifugio caldenave

La strada si stringe poi in un sentiero che attraversa il bosco e piccoli rivi, aprendosi sulla piana di Caldenave. Dominata dall’omonimo rifugio, la piana è una piccola distesa verde circondata da alberi, in mezzo alla quale un torrentello si snoda pigramente, aprendosi in piccole pozze rotonde e limpide. Sulla destra, il sentiero costeggia la montagna fino al rifugio, ristrutturato recentemente. 

piana caldenave

È domenica, e molta gente ha scelto come noi di passare la giornata in questo piccolo paradiso. Il gruppo si arricchisce dei collaboratori e amici che non hanno potuto condividere con noi l’intero percorso: è l’occasione per rivedersi dopo tanto tempo, sparpagliati come siamo in varie regioni dello Stivale. 

Dietro al rifugio, la vista da su un’altra apertura, che anticamente ospitava un lago, incastonato nelle creste che lo circondano. È il luogo perfetto per concludere la nostra traversata, un viaggio alla riscoperta delle origini di Vaia e della nostra bella Italia

Sì, dobbiamo ancora camminare e raggiungere il parcheggio, ma raccontare il ritorno fa già salire la nostalgia e mi fermo qui, al fotogramma-ricordo di un gruppo giovane, determinato e baciato dal sole.

team vaia

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