Nell’occhio del ciclone: Vaia

Nov 5, 2019 | Emergenze Naturali, Vaia e la tempesta

Abbiamo parlato dei danni che il passaggio di Vaia ha lasciato sul territorio e di come abbia significativamente cambiato l’idea di tempesta per il Norditalia. Ma cosa è successo effettivamente tra il 26 e il 30 Ottobre 2018?
In quei giorni, nel nord Italia, si è raccolta una violenta depressione atmosferica di origine oceanica. Gli esperti lo definiscono ciclone extratropicale.
I cicloni si formano a latitudini tropicali, in condizioni climatiche umide e calde, che favoriscono l’ascesa di vapore verso correnti di vento freddo durante i fenomeni temporaleschi. Sorge spontaneo chiedersi perché un fenomeno simile si sia verificato proprio nell’entroterra Europeo, ma andiamo con ordine, cercando di comprendere la natura del ciclone.

Cosa sono i cicloni?

 

tipo di disastri naturali

Le acque oceaniche, scaldate dalle correnti tropicali, raggiungono oltre i 26 gradi centigradi; queste evaporando risalgono verso correnti di aria fredda ad alte quote, solitamente in concomitanza di un fenomeno temporalesco, come pioggia e vento. Ciò che si forma è una vera e propria depressione atmosferica che, associata ad una tempesta, dà luogo a quello che conosciamo come tra gli eventi atmosferici più pericolosi al mondo: gli uragani. Per visualizzare bene l’immagine del fenomeno, si può pensare al vortice che si crea quando in un lavandino tappato e riempito d’acqua viene liberato lo scarico. I cicloni raggiungono diametri che variano dai 500 km fino ai 1600 km e sono diversi in base alla regione che colpiscono. Esistono per definizione due tipi di ciclone: i cicloni tropicali e i cicloni extratropicali.

Ciclone tropicale

In meteorologia, un ciclone tropicale è un sistema tempestoso che si forma in acque tropicali o subtropicali. Il loro nome non è casuale, poiché il termine ciclone deriva dal greco κύκλος (ku’klos), che significa circolare, cerchio.
Assumono infatti una tipica conformazione concentrica intorno ad un centro di bassa pressione più caldo. Lo spostamento delle correnti d’aria calda e fredda avviene principalmente in verticale, che permette alle nubi di alta quota di riformarsi in continuazione; allontanandosi dall’equatore la Forza di Coriolis – dovuta alla rotazione terrestre e sempre più forte avvicinandosi ai poli – impone a questa formazione un moto concentrico, in senso antiorario nell’emisfero boreale e orario in quello australe.
I cicloni Tropicali vengono convenzionalmente definiti Uragani quando superano venti di una certa intensità, ossia 120 km/h. Sono altresì classificati secondo la scala Saffir-Simpson (abbreviato SSHS dall’inglese Saffir–Simpson hurricane scale) in cinque categorie a seconda. Gli uragani sono generalmente riconosciuti come gli eventi atmosferici più estremi e violenti della terra; in genere si formano in estate e in autunno, quando la temperatura della superficie oceanica raggiunge temperature idonee alla formazione di queste correnti temporalesche.

Ciclone Extratropicale

Detti anche cicloni di medie latitudini, si formano al di fuori dei tropici, nella zona di convergenza a 60 gradi di latitudine. Sono chiamati anche depressioni atmosferiche e, così come gli anticicloni, concorrono a molti fenomeni atmosferici sulla terra.
In generale come eventi meteorologici sono sono più potenti rispetto ai cicloni tropicali.
Mentre i cicloni tropicali hanno un’estensione ridotta a poche centinaia di chilometri, i cicloni extratropicali sono molto più estesi e possono raggiungere anche migliaia di chilometri di diametro. Si formano quando masse d’aria fredda si spostano verso zone più calde o al contrario quando masse d’aria calda si spostano verso zone più fredde.
Presenta ammassi nuvolosi, con piogge deboli e diffuse, prima del ramo caldo, e intermittenti e intense, dopo il ramo freddo. I venti sono più forti nella parte periferica del ciclone extratropicale, come è stato per l’appunto con Vaia, che si è trattato ovviamente di un ciclone extra-tropicale.

 

L’evoluzione del fenomeno: due fasi fondamentali

 

La tempesta si è sviluppata in due fasi salienti: la prima, sviluppatasi tra sabato 27 e domenica 28 Ottobre, è stata caratterizzata da forti piogge su tutto l’Arco alpino e l’Appennino settentrionale, da correnti umide e da libeccio, con precipitazioni particolarmente intense. Solo in Trentino sono caduti in 72 ore una media di 275 mm di pioggia, raggiungendo massime oltre i 600 mm (meteotrentino). Dato sorprendente quanto allarmante: Vaia ha superato le massime della tempesta avvenuta in Trentino nel 1966.
La seconda fase è invece caratterizzata dai fortissimi venti formati in seguito ad una pausa di poche ore, tra la notte e il mattino di lunedì 29. Venti che hanno soffiato ad una media di 180 km/h con punte fino ai 220 km/h. (Nimbus). Lungo la penisola si sono verificati altri fenomeni degni di nota, quali grandinate imponenti in Sardegna, rovesci torrenziali sul Levante ligure (72 mm/1h a Monterosso al Mare), raffiche di vento diffuse dal Lazio al Friuli e mareggiate sparse lungo le coste.

La nuova faccia del maltempo

Eventi della portata di Vaia, oltre a lasciare alle spalle ingenti danni su vari fronti, costringono a una riflessione. Mettendoci con le spalle al muro, ci costringono a trarre delle conclusioni solide ed utili per imboccare la strada giusta verso soluzioni ecologiche efficaci. Ci impongono, in sostanza, una presa di responsabilità rapida e collettiva.
I disastri naturali, a loro modo, raccontano i cambiamenti climatici in corso, segnalando una vera emergenza.
L’oceanografo Sandro Carniel, esperto in cambiamenti climatici e ricercatore presso il CNR di Venezia, ha spiegato come si sia formata la depressione che ha portato alta tempesta Vaia. Il sorgere improvviso della tempesta è stata veicolato dalla temperatura particolarmente elevata delle acque del Mar Mediterraneo, ben due gradi sopra la media degli autunni passati. Più calda è la superficie marina, più profonda e violenta sarà la tempesta scaturita da quelle acque. In conclusione, i fenomeni temporaleschi e il passaggio di Vaia nel nord Italia ci hanno permesso di conoscere nuovamente, toccandole da vicino, le conseguenze eclatanti dei cambiamenti climatici.
Di fronte a questo problema ambientale, serve attuare misure di prevenzione efficaci, che non si limitino solo alla monitorizzazione dei dati atmosferici o a misure politiche isolate, bensì a una cooperazione collettiva verso un futuro più sostenibile.

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