A un anno dalla tempesta Vaia

Ago 13, 2019 | Vaia e la tempesta

Nella notte tra il 28 e il 29 Ottobre 2018, il vento dell’Atlantico si scontra con lo scirocco, dando vita ad una rara depressione climatica.

Il ciclone battezzato “Vaia” si abbatte sul Norditalia, e si concentra sulle Alpi del Trentino, del Triveneto, su Prealpi e in parte sulla Lombardia orientale.
E’ stata definita dalla Sisef (Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale) <<un fenomeno senza precedenti almeno negli ultimi 50 anni>>.
Il suo passaggio lacera l’ecosistema alpino. In totale si contano 8,7 milioni di metri cubi di legname schiantato, su una superficie di più di 41.000 ha (ettari).

I venti hanno toccato massime di 200 km/h, e solo qui si sono raggiunti gli 800 cm di precipitazione, superando l’alluvione del 1966.

L’area di bassa pressione viene compresa nel fenomeno generale di Maltempo sull’Italia dell’Ottobre-Novembre 2018.
Si stima che abbia causato danni per un ammontare economico complessivo di quasi 3 Miliardi (2.809.400.000). 

Un fenomeno di portata inedita in Italia, che segna un solco nella storia del nostro territorio.

L’altra faccia dei cambiamenti climatici

È passato ormai un anno dalla tempesta e tuttavia risulta ancora difficile fare il punto sui danni effettivi generati dal passaggio di questo ciclone mediterraneo.
Le parti di bosco che costituivano maggior pericolo sono state ormai bonificate e i danni più ingenti alle infrastrutture sono stati arginati.

Tuttavia si ritiene che il 40% degli alberi schiantati aspetti ancora di essere recuperato. Una prolungata attesa comporterebbe un’ulteriore svalutazione del prezzo al metro cubo, già sceso fino a un decimo del prezzo di mercato subito dopo il disastro.

Senza contare i costi economici sulle comunità. Le foreste colpite, infatti, impiegheranno parecchi decenni, se non secoli, a ripristinare la loro forma originale.

Time lapse dell’evento:

 

Il ciclone Vaia non è che una manifestazione dei cambiamenti climatici in atto, che in futuro continueranno a diffondersi con tendenza crescente.
Di fronte a questo dato e ai paesaggi alpini lacerati, è facile provare sconforto e far vincere la desolazione.
Eppure, si può scegliere di abbracciare la resilienza e trarre una lezione da questi eventi, per attuare piani di prevenzione e di tutela ambientale.

Si può trasformare la catastrofe in nuove opportunità di crescita sociale, ambientale ed economica.

Fin da subito i territori colpiti hanno dimostrato grande resilienza attuando misure cooperative e piani innovativi per risollevarsi dal cataclisma.
Nei mesi immediatamente successivi, per esempio, Pefc lancia la “Filiera Solidale” a sostegno delle zone colpite. 

I progetti messi in campo prevedono numerose misure volte ad agire direttamente sul territorio.

Tra questi la raccolta e la vendita delle punte di grandi conifere cadute, come alberi di Natale da vendere per la piantumazione di nuovi alberi.
La creazione di una filiera solidale e protetta da certificazione permette di snellire e velocizzare l’esbosco del legno, altrimenti perduto, riducendo al minimo le perdite da parte dei proprietari e garantendo maggiore sicurezza ai lavoratori.

Il passaggio di Vaia non è da considerarsi un cataclisma arrivato per caso: è un messaggio, un segnale di sofferenza per smuovere la coscienza collettiva.

Un monito che possa servire a riconsiderare il nostro rapporto con l’ambiente.
Serve attuare un cambiamento che si sposta da una prospettiva di sfruttamento a una di sinergia e restituzione delle risorse.
Non ci resta che ascoltare questa chiamata e seguire il vento del cambiamento, verso un mondo più sostenibile.

Curiosità: perchè il nome “Vaia”

Avrete notato che ai fenomeni atmosferici viene spesso conferito un nome, quasi a voler dar loro una identità. È interessante capire come funziona e perché è nata questa tradizione. 

Sebbene possano sembrare casuali, in realtà i nomi vengono scelti seguendo anche una lista di “prenotazioni” a cui il pubblico può accedere acquistando il proprio spazio.
Seguendo questo sistema i nomi vengono distribuiti in ordine alfabetico e conferiti mano a mano a ciascun evento, ripartendo ciclicamente dalla prima lettera.

Tradizionalmente in Europa è principalmente l‘Istituto di Meteorologia della Freie Universität di Berlino a decidere il nome degli eventi atmosferici.

Essi sono divisi in cicloni (bassa pressione) e anticicloni (alta pressione).
Il prezzo per un’area di bassa pressione è di 299 Euro, mentre per l’area di alta pressione è di 199 euro.

La procedura nasce come un’originale soluzione di raccolta fondi per finanziare la ricerca scientifica del Dipartimento di ricerca, dopo i tagli ai fondi del 2002 (che riducevano drasticamente le risorse necessarie per mantenere una ricerca sostenibile ed efficace).

Il ciclone ha preso il nome da Vaia Jakobs, manager di un gruppo multinazionale di Dusseldorf. Il fratello voleva sorprenderla con questo originale presente.

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